Il mio ringraziamento va
innanzi tutto alla Proloco di Conca della Campania per avermi concesso
l'opportunità di formulare questo intervento, poi, ma non in
subordine, al signor Sindaco e a tutti i presenti.
L'intento è quello di partecipare al maggior numero di
persone non tanto la figura di Erchempert quanto richiamare l'interesse
su "Erchempert concano".
La città di Conca della Campania non ha fatto abbastanza per
appropriarsi "in toto" di questo suo figlio illustre; ci sono riuscite
meglio le città di Teano, di Benevento, di Salerno, le quali
pur avendo credenziali meno considerevoli hanno esteso la fama di
Erchempert non solamente ai circoli letterari, ma all'intera
società colta.
Si è sempre in tempo per rimediare...
Quello di oggi potrebbe essere il giusto tempo. Siamo infatti qui per
riconoscere ad Erchempert la dignità che è dovuta
non solo alla sua persona, ma al suo ruolo nella storia di questi
luoghi.
La sua figura esce da tutti gli schemi del tempo e del luogo in cui ha
vissuto, è un fuoriclasse che dà i numeri ai
cantori che l'hanno preceduto e che gli sono succeduti nel suo genere
letterario e non certo per il suo stile rozzo e sgrammaticato, ma per
la sua "verve", la sua enorme carica umana e vitale, i suoi contenuti.
Non dimentichiamo qui che ha cantato di Benevento come la "Ticini
geminum", la gemella di Pavia...
Le sue origini longobarde, delle quali si è sempre vantato
nella sua "Hystoriola", così come il suo
rammarico e la sua costernazione
per l'estinzione della gens
longobarda in terra minore, traspaiono a chiare lettere dal suo
scritto. Erchempert non ha mai rinnegato i suoi natali.
Ciò premesso, per non divagare, torniamo al tema. I cenni
biografici a cui ha fatto riferimento Pasquale Comparelli ci confermano
che, se non esistono dubbi sulla nascita di Erchempert nella contea di
Teano, in territorio di Conca, ancora brancolano nel buio per quanto
riguarda l'esatta ubicazione del Castrum Pilanum
in cui ha sicuramente vissuto per lungo tempo il nostro monaco
benedettino.
Gli ottimi studi fatti dal compianto Lorenzo De Felice e l'ordinata e
preziosa catalogazione dei testi che ha fatto, a riguardo, nel 2004
Adolfo Panariello (solo per citarne alcuni) hanno dato ragione al
professor Richard Hodge della East Anglia University, che ha definito
Castrum Pilanum "lost" cioè sito del quale si sono perse le
tracce.
La
mia prima ipotesi di percorso, invece, suffragata dai toponimi e da
rilevazioni di carattere strategico-militare, mi porta a supporre che
il castrum sia riconducibile ai ruderi ancora esistenti e ben visibili
in località Pisciariello di
Conca nella proprietà Di Salvo (fig.1).
La ricognizione tecnica, effettuata sui ruderi, dà modo di
pensare ad una struttura quadrata o rettangolare di 15 m X 10 m di
lato, possente, i muri sono privi di contrafforte, ma appaiono ben
radicati nel terreno. A sud-est di essa è ancora conservata
nella sua originale integrità una cisterna per la riserva
delle acque piovane di notevole capacità volumetrica. Una
porta, in pietra del luogo, sicuramente posteriore al fabbricato,
consente l'accesso alla cisterna.
Sono visibili e ben conservate delle pseudo-finestrelle non scavate nel
muro, bensì appositamente costruite.
Per risalire con certezza all'epoca della costruzione bisogna istruire
indagini serie e di rigore scientifico, effettuare scavi e rilevazioni
che porterebbero sia alla datazione relativa che a quella assoluta del
rudere.
Lo storico tuttavia, oltre a servirsi di questi preziosissimi mezzi
tecnici, attinge alle fonti scritte.
Lascio quindi a chi vorrà occuparsene, il compito di
effettuare gli scavi e le onerose rilevazioni.
Le fonti, dalle quali sono state desunte le notizie sul Castrum,
dicevo, sono note agli astanti perchè pubblicate da De
Felice con rimando al Pratilli, Gattola e tanti altri storici
più o meno famosi che però hanno studiato gli
stessi testi: il Chronicon Vulturnense, Chronica sacri monasterii
casinensis di Leone Ostiense, i Registri della Cancelleria Angioina.
Del resto non è conosciuta al momento altra letteratura che
identifichi il luogo.
Luogo che, come dicevo sopra, appare come un fortilizio antico, un
castrum.
Il castrum ha origini romane, sta a significare non solo un recinto
fortificato dove alloggiare soldati, popolazione e bestiame in caso di
attacchi nemici, ma è anche punto di osservazione di
movimenti di truppe, di merci, di scambi.
Nello specifico, il Castrum Pilanum è posizionato a
circa 500 metri dalla via Casilina, una via consolare
che fa, ma soprattutto faceva, da collegamento tra Roma –
Cassino –
Capua: un ottimo posto di osservazione, quindi...
Castrum Pilanum risulterebbe essere stato un ottimo avamposto a
protezione del territorio retrostante che afferiva a Conca, al suo
castello, ai suoi abitanti...
Castrum Pilanum era, inoltre, vicinissimo al crocevia Rufrae (sulla via
Casilina) – Porto di Mola sul Garigliano: ottimo posto di
scambio di
merci per i Romani, i Saraceni, i Benedettini di Montecassino.
Castrum Pilanum: quale luogo fisico più adatto per allocare
un figlio oblato a San Benedetto di Cassino qual è stato "il
nostro" da suo padre Adelgario?
Erchempert è infatti stato "donato" alla Chiesa
così come avveniva frequentemente nel medioevo allorquando
in una famiglia vi erano più figli maschi in linea di
successione dei beni. Dunque sempre come consuetudine del tempo, il
nostro era stato "dotato" di beni.
Verosimilmente Castrum Pilanum è stato la sua dote. Al
capitolo 44 dell'Hystoriola, Erchemperto "ci" racconta, inferocito,
come è avvenuta la depauperazione dei suoi beni "a pueritia
acquisitis", cioè avuti fin da piccolo. Appare
colà evidente che la sua reazione, diciamo così,
irruenta, alla perdita dei suoi beni e i successivi tentativi di
riottenerli sono quelli di un normale "cittadino" che si vede leso nei
suoi elementari diritti quando gli viene tolta la potestà
sulla sua civile abitazione!
Mi sia consentito fare a questo punto un commento: è anche
in questo passo che traspare la sua umanità; la sua
modernità, la sua non convenzionalità, diciamola
pure tutta... il suo essere sui generis.
Castrum Pilanum: quale luogo fisico più adatto dove
alloggiare un benedettino di Montecassino extra claustra? Angelario,
abate del cenobio, lo vede come uomo di fiducia, lo nomina nunzio
presso la Chiesa di Roma: perchè dunque non privilegiarlo
assegnandogli la "cella"?
Castrum Pilanum potrebbe essere stata la "sua" cella.
La cella, nella prima accezione del termine, è un luogo di
eremitaggio e di contemplazione che è stato frequentemente
assegnato ai religiosi che hanno preso i voti, come segno di
distinzione.
E'quanto è accaduto, e bisogna sottolinearlo, al nostro
concano d.o.c. per il ruolo alto che gli era stato assegnato.
Infine, con molta probabilità, Castrum Pilanum fu
identificato come l' "ecclesia Sancti Johannis de Conca Loco Pilano"
ossia una delle chiese date in oblazione a Montecassino tra il 1058 e
il 1071.
Fenomeno studiato dallo storico Galasso che vede la trasformazione di
taluni insediamenti fortificati in pievi fortificate divenute poi vere
e proprie parrocchie.
La
mia seconda ipotesi di percorso vede Castrum Pilanum ubicato sulla pianura
de La Valle, prospiciente il fiume Publìco
così come si potrebbe evincere da una cartina topografica
elaborata nel 1635 dalla Diocesi di Teano e molto diffusa dalle nostre
parti (fig.2).
Se viene esaminata dal punto di vista strategico, il posizionamento del
Castrum in questo luogo avrebbe avuto un senso come avamposto del
Castrum Conchae solo rispetto alla possibilità di attacchi
nemici provenienti da Sipicciano – Vezzara, ovvero dalla gola
del Rio
Pecce, che fa da spartiacque tra i paesi di Vezzara e Galluccio.
L'ipotesi è percorribile solo tenuto conto che i Saraceni si
addentrarono nelle zone montane senza eccessivi problemi, ma nell'881,
quando Castrum Pilanum fu distrutto, essi venivano dalla via Casilina,
come ci racconta Erchemperto, insieme con i Napoletani...
Se ne deduce che forse sarebbe stato più utile che fosse
stato costruito sul versante opposto, ovvero in località Via
Chiana, come torre di avvistamento o similare.
In sintesi posso così concludere la mia tesi:
1. Castrum Pilanum viene costruito in epoca romana come fortilizio.
2. Cessata la sua funzione originaria "capita" tra i beni assegnati al
padre di Erchemperto, che a sua volta lo favorisce dandoglielo in dote.
3. Essendo stato sede di eremitaggio, viene trasformato in chiesa e
pieve.
4. Il primitivo Castrum assume il toponimo di "loco pilani" finendo
così in una sorta di dimenticatoio.
La terza ipotesi “ vede” Castrum Pilanum
posizionato sulla dorsale est della cosiddetta “ Montagna di
Conca “.
Se si presta attenzione alle cartine geografiche si può
riconoscere in Pidiani ( da Pidiani a Pilani il passo è
breve!) un toponimo utile alla nostra causa di riconoscimento
dell’eventuale sito.
Anche questo luogo è situato ai piedi di un monte, in zona
pianeggiante per un tratto e poi scoscesa fino ad estendersi verso un
rivo, quello delle “Settefontane” che scorre verso
oriente, verso Potete, la Starza, fino a confluire a sua volta nel
Volturno.
Dal momento che l’avvio delle nostre indagini parte dalla
localizzazione di un castrum, è verosimile la sua potenziale
passata esistenza: è molto vicino a Conca, è
sistemato “ab oriente “ rispetto al Castrum
Conchae, si spiegherebbe dunque la sua natura difensiva.
Non pare, purtroppo, che si ricordino in loco, ruderi antichi.
E’ pur vero che questi terreni sono stati luoghi di battaglie
e di razzie nel corso dei secoli e tutti i materiali recuperabili (
mattoni, travature ed altro) sono stati riutilizzati in nuove
costruzioni.
Potrebbe essere accaduta la medesima cosa ai ruderi “ arcis
castri Pilani “, se il Pratilli ha conservato un minimo di
attendibilità quando si riferiva alla presenza di una
rocca.
In sintesi posso così concludere la mia tesi mantenendo per
buona ( fino a dotta e incontrovertibile confutazione da parte di chi
riuscirà a dimostrarlo) la prima ipotesi formulata, e
cioè:
1. Castrum Pilanum viene costruito in epoca romana come fortilizio.
2. Cessata la sua funzione originaria "càpita" tra i beni
assegnati al padre di Erchemperto, che a sua volta lo favorisce
dandoglielo in dote.
3. Essendo stato sede di eremitaggio, viene trasformato in chiesa e
pieve.
4.Il primitivo Castrum assume il toponimo di "loco Pilani" finendo
così in una sorta di dimenticatoio.
...ricominciare da Castrum Pilanum è quanto è
auspicabile faccia questa nostra comunità per scrivere un
pezzo mancante alla storia dei grandi di questa terra martoriata dagli
eventi.
Grazie a tutti.