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Storia > L'eccidio nazista del 1943 a Conca della Campania.

Il ricordo di eventi terribili a tre anni dal conferimento della discussa medaglia di bronzo al merito civile.

(di Pasquale Comparelli)

Inaugurazione monumento ai caduti - Conca. La direzione geografica Napoli–Roma è una delle rotte più ricche di storia. Per le sue strade sono passati Re e imperatori, Apostoli e Santi, soldati e pellegrini, lavoratori e studenti: un fiume umano; era impensabile che la guerra ultima avesse risparmiato lo storico percorso. Dopo l'8 settembre 1943, queste strade, specialmente tra l'alto casertano ed il cassinate, si bagnarono di sangue per le violente rappresaglie contro le popolazioni civili da parte delle truppe tedesche. Tra i paesi più colpiti figura, appunto, Conca della Campania.
Il doloroso tributo di sangue dato dalle nostre contrade all'occupazione nazista ha avuto inizio il 10 settembre 1943, quando il concittadino Pasquale Di Gasparro, di 27 anni, viene trucidato dai militari tedeschi con un colpo di pistola alla nuca. Poco prima della cattura, aveva affidato alla moglie la piccola figlia di 7 mesi che teneva in braccio.
Il 1° novembre 1943, alle prime luci dell'alba, nella nostra frazione Orchi, si presenta un finto frate mendicante, del quale recentemente si è saputo anche il nome, Umberto Boaracchini, Ufficiale Italiano che milita nel 7° Reggimento dell'esercito americano, con mansioni esplorative, il quale avvista da lontano un soldato tedesco, che viene verso il centro del paese in groppa ad un asinello, ma quando gli passa accanto, Boaracchini lo ferma e lo uccide con la collaborazione di due abitanti del luogo, Angelo Di Spirito e Americo D'Alessandro. L'altro militare tedesco rimasto a Orchi, quando gli altri commilitoni erano già in ritirata per la vicinanza degli americani, riesce ad avvertire il suo comando presso la vicina Roccamonfina.
Scatta a questo punto, una delle più terribili rappresaglie naziste compiute in Italia. Ad Orchi, infatti, giunge immediatamente una pattuglia della divisione Herman Goering, tristemente famosa anche per le barbarie di Marzabotto, la quale mette subito a soqquadro il paese, distruggendo, saccheggiando e incendiando. È un fuggi fuggi, tra le fiamme, di donne e bambini in preda al panico che cercano un rifugio. Poi otto uomini e una donna vengono rastrellati e assassinati tra il paesello e la campagna circostante. Se non ci fosse stato un atto di umanità all'ultimo istante, oggi staremmo a piangere altre quattro vittime: una mamma e tre bambine.

Ecco la testimonianza di Ada D'Alessandro, 70 anni, che oggi vive a Orchi: "... mentre il paese era in fiamme uscimmo da una Conca dopo i bombardamenti. casa per entrare in un'altra più sicura, ma lungo il percorso i tedeschi presero mia madre Ida, 48 anni, mia sorella Edda, 14 anni, Elvira, di 4 anni, che mamma teneva in braccio, e me, di 7 anni. I nazisti ci condussero nella piazzetta del paese dove già si trovavano i primi due uomini catturati: Arcangelo Cinquegrana, di 40 anni, e il figlio Domenico, di 17 anni. Ci tenevano rigorosamente in fila per fucilarci. Mia madre supplicava piangendo disperatamente di lasciare andare almeno noi bambine, ma quei militari non si lasciavano commuovere. Ad un certo momento, mia sorella Edda, terrorizzata e smarrita,tentò improvvisamente di fuggire, ma un soldato la inseguì con la pistola puntata e la riportò sul posto con modi minacciosi. Quando i fucili erano già puntati verso di noi la Provvidenza volle che sopraggiunsero frettolosamente due altri militari tedeschi, richiamati, forse, dalle nostre grida, così uno di loro, vedendoci stremate dal pianto e dalle invocazioni ci fece segno di allontanarci. Un istante dopo sentimmo i ripetuti colpi dei fucili."
Ma la vendetta non si è ancora consumata completamente; i militari tedeschi da Orchi scendono frettolosamente a Cave e, passando per Conca, scovano Vincenzo Cinquegrana, 38 anni,fucilandolo davanti alla madre, alla moglie e alla figlioletta di 2 anni.
Giunti a Cave sorprendono prima un anziano contadino, Antonio De Orchis, 76 anni, e lo fucilano davanti alla chiesetta del paese; poi continuando la caccia all'uomo nelle campagne di Cave, dove rastrellando altre 19 persone, tra esse anche ammalati, anziani, 2 ragazzi di 15 anni ed un altro di 16. Tre di questi prigionieri, però, prima di giungere sul luogo dell'eccidio nella contrada Faeta, vengono messi in salvo da un atto di umiltà di un soldato che controlla gli ultimi della fila, forse lo stesso che poco prima aveva propiziato la liberazione delle quattro donne di Orchi. Sul posto dell'esecuzione i condannati vengono obbligati a scavarsi la fossa l'uno per l'altro.

Monumento ai caduti - Orchi Nella relazione scritta da un testimone oculare di questo eccidio, conservata negli archivi di guerra americani, si legge che le uccisioni avvenivano per gruppi di tre persone, alle quali prima veniva letto un breve testo, supponiamo fosse la sentenza, poi ricevevano un colpo di pistola ravvicinato alla testa, quindi, agonizzanti atterra, venivano finiti con una scarica di mitra.
La signora Elena Sarao Perillo, che oggi ha 83 anni e vive nella contrada Catailli, altra testimone oculare di quella tragica esecuzione, ricorda un episodio toccante: il grosso pezzo di pane che, al momento della cattura la madre aveva consegnato al figlio Pasqualino Cerasuolo, di 16 anni, era scivolato a terra crivellato dai colpi di mitra ed inzuppato di sangue tra il suo e quello del padre Antonio, esanimi, ma ancora strettamente abbracciati.
Notizie sommarie sui detti sconvolgenti episodi risultano dai documenti degli archivi di guerra americani, conservati in due fascicoli: sul primo è scritto: Report on german atrocities at Cave and Orchi of Conca della Campania. L'altro porta il titolo: Report of the Conca Region Massacre.
I particolari, corredati dalla voce dei testimoni e dei familiari delle vittime, sulle singole e strazianti vicende che sconvolsero la nostra piccola comunità sono descritti nel testo specifico: Una Tragedia Dimenticata, stampa sud Curti, 2004, in cui vengono documentate non solo le uccisioni, ma anche le inutili istanze per un adeguato riconoscimento in onore e in memoria dei martiri di Conca della Campania.

L'ultima barbarie avvenne il 4 novembre 1943, in una località campestre, poco distante dalla frazione Piantoli, "Villa Del Monte" in Villa del Monte. cui i tedeschi rinchiusero 5 nostri concittadini rastrellati con l'inganno il giorno precedente; poi, però, i nazisti, incalzati dagli americani, non ebbero tempo di procedere alle rituali fucilazioni dei catturati, quindi minarono la splendida villa, maestosa costruzione del '700, facendola crollare sui prigionieri che rimasero intrappolati nelle cantine.
Alcuni giorni dopo, i passanti avvertivano ancora i lamenti dei sepolti vivi, senza che si potesse creare un varco in quella enorme montagna di macerie. I corpi delle vittime furono estratti solo il 29 giugno del 1944 per essere traslati e ricomposti nel Cimitero Comunale di Conca della Campania, e solo allora si conobbero i nomi delle vittime.
A tutto questo si dovrebbe aggiungere un capitolo a parte sulla dolorosa deportazione del 23 settembre 1943, quando 128 uomini validi, tanti per una comunità così piccola, furono strappati alle mogli, ai figli, alle madri e alle sorelle. Quella sera suonarono le campane a raccolta e le donne si recarono in chiesa per piangere, pregare e trovare reciproco conforto.
Altri episodi isolati di crudeltà punitiva si registrano ancora il 1°novembre 1943 a Piantoli, con l'assassinio di due sorelle: Antonia e Maria Ciotti, di 79 e 74 anni lasciate bruciare vive perché si erano opposte ai militari tedeschi che stavano per portare via oggetti-ricordo della loro casa.
Ancora il 1° novembre nella campagna di Pitiano, Paolina Ricciardi 21 anni, viene inseguita e assassinata perché si era rifiutata di seguire alcuni soldati tedeschi. ll 2 novembre a Vallecardi i nazisti uccidono due fratelli: Carmine e Luca Amato di 19 e 21 anni.
Il 3 novembre a Patierno cade sotto i colpi tedeschi Giuseppe Calce, 28 anni, che lasciava moglie e tre figli in tenera età, l'ultimo dei quali, Agostino, di appena un mese. 39 vittime in totale che rappresentano una cifra enorme in rapporto alla popolazione concana.

Onorificenza della Medaglia di Bronzo. Recentemente è stata inviata, tramite il Comune di Conca della Campania, una sottoscrizione popolare con 600 firme, in rappresentanza di tutte le famiglie del Comune, alla Commissione Ministeriale per il conferimento delle onorificenze di guerra. La sottoscrizione, accompagnata da una documentata relazione del Sindaco di Conca, contiene il rammarico ed una civile protesta della cittadinanza concana, che dopo 63 anni dalla tragedia sopra descritta si è vista assegnare una medaglia di bronzo, inadeguata ed evasiva rispetto alle reiterate segnalazioni.
Esprimiamo qui la nostra meraviglia per il fatto che alcuni Comuni abbiano avuto un riconoscimento rapido. La nostra attesa, invece, continua nonostante che i fatti, di non meno gravità, siano ben noti e documentati.
Siamo ora fiduciosi che il ministero competente voglia riesaminare con ogni possibile attenzione tutta la vicenda dei massacri nazisti compiuti qui nell'autunno del 1943 e venga finalmente attribuita a Conca l'onorificenza che merita. Ciò allo scopo di dare il giusto senso al sacrificio dei caduti, dignità al dolore dei superstiti ed avvicinare le Istituzioni ad un popolo fino ad oggi dimenticato.

Approfondimenti: La storia di Graziella Di Gasparro.

Sito Graziella Di Gasparro Puoi approfondire il tema visitando il sito web della nostra concittadina Graziella Di Gasparro.
Graziella racconta la sua vicenda personale, il suo legame fortissimo col padre, spezzato irrimediabilmente dalla barbarie della guerra. Nelle pagine c'è sofferenza, ma soprattutto speranza ed impegno per un mondo che sappia fare a meno di ogni guerra.
Visita il sito: www.grazielladigasparro.it

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