Centro agricolo situato
sul versante nordorientale dell'antico vulcano spento di Roccamonfina, Conca
della Campania si estende su una dorsale collinare
incisa dal Fiume Publìco, affluente del Volturno. La
posizione del
sito, di grande importanza per il controllo delle vie di penetrazione
dal Lazio alla Campania, aveva fatto ipotizzare la presenza umana
nell'area fin dal Calcolitico (età del rame, circa 5000 anni
fa); infatti reperti di tale periodo sono stati poi rinvenuti
nell'area. Nel 2003 a determinare una svolta negli studi degli
insediamenti umani nella vasta area del complesso vulcanico di
Roccamonfina è stata la scoperta nel vicino comune di Tora e
Piccilli delle più antiche orme del genere Homo
mai rinvenute: le leggendarie Ciampate
del diavolo. Le "ciampate" sono in realtà orme di Homo
heidelbergensis e risalgono a 350.000 anni fa.
Secondo gli antichi
storici greci i primi abitanti dell'attuale territorio di Conca della
Campania furono gli Ausoni, dai quali in età storica
derivarono gli Aurunci, raccolti in Pagi e Vici. In seguito la stirpe
dei Sidicini di Teano si sostituì a quella degli Aurunci, e,
dopo le guerre sannitiche, vi fu l'assoggettamento definitivo alla
potenza romana. Di questo periodo sono i ritrovamenti di strutture
murarie relative forse a un insediamento rustico in località
San Domenico. Il paese ha preso probabilmente il nome dalla posizione
in cui è sorto. Antico possesso dell' Abbazia di
Montecassino, fu fondata dagli stessi monaci che, dopo la tempesta
delle invasioni
barbariche, bonificarono le terre incolte e selvagge ed edificarono
case coloniche e villaggi (e probabilmente il superbo maniero dalle
mura ciclopiche conosciuto col nome di Castel Pilano
e più tardi l'altro, conosciuto come Castrum
Conchae, tuttora esistente).
Del periodo altomedievale,
particolarmente travagliato per tutto il meridione d'Italia, quasi
unico testimone è Erchemperto
da Castel
Pilano, il più illustre figlio di Conca, che con
la sua Historiola Langobardorum Beneventi degentium
Erchemperti racconta il declino del glorioso popolo
della Longobardia Minor, riferendo, tra le altre, le vicende del ducato
di Capua, con la dipendente contea di Teano, nella cui giurisdizione
ricadeva il Castrum Pilanum. Questa fortezza di confine tra i ducati
longobardi ed i possedimenti di Montecassino fu assalita e presa a
tradimento il 9 settembre 881, come racconta lo stesso Erchemperto, dal
conte di Capua Pandonolfo con l'aiuto dei napoletani. Anche Conca della
Campania subì le sorti toccate a Montecassino e fu sotto il
ferro saraceno nell'884. Di fondazione benedettina, come detto,
l'antico borgo fu nel X secolo ceduto al conte di Teano, ma nel secolo
successivo l'abate Atenolfo ne richiese la restituzione. Nel 1049 i
signori del Castrum Conchae non subirono la sorte dei nobili di Castel
Pilano, opponendosi vittoriosamente ai Principi Longobardi di Capua.
Nel 1066 il possedimento fu ceduto a Riccardo I, conte di Aversa.
Nel 1269, sotto Carlo I d'Angiò, Conca della Campania faceva
parte della Contea di Teano. A metà del Quattrocento, sotto
il regno degli aragonesi, divenne feudo dei Marzano ma,
poiché questi tennero un atteggiamento ostile nei confronti
di Ferrante, il re tolse loro il feudo e lo acquisì in un
primo momento ai beni della corona, poi lo assegnò nel 1467
ai di Capua, che nel 1481 ottennero il titolo di principi.
Verso la fine del
Settecento ai di Capua successero gli Invitti che per oltre un secolo e
mezzo furono gli indiscussi signori di Conca della Campania. Conca
(l'aggiunta "della Campania" avvenne dopo l'Unità d'Italia,
con decreto del 9-11-1862) è stato uno dei comuni
più disastrati dalla guerra 1941-1945;
ha subito numerose perdite umane, distruzioni di fabbricati imponenti
per mole e per bellezza, come lo storico palazzo Galdieri Bartoli; i
terreni minati hanno provocato episodi strazianti e tante vittime
innocenti. Il paese ha subito notevoli danni dal terremoto
del 7 e 11 maggio 1984. Il centro storico ne
è risultato stravolto, con l'abbattimento di numerosi
edifici; ciò ha determinato una ferita non rimarginabile al
patrimonio storico ed artistico locale
Lo
stemma di Conca della
Campania raffigura quattro torri poste ognuna in un quadrante; questi
sono colorati di rosso ed azzurro, sormontati da scudetto dorato e
cinti da corona d'alloro. Esse indicano il Castrum
Conchae (campo azzurro) ed il Castrum
Pilanum (campo rosso), il primo chiuso per ricordare che
inutilmente i Longobardi di Capua tentarono di prenderlo nel 1049; il
secondo aperto per il fatto che nell'anno 881 Pandonolfo
riuscì a conquistarlo.
La presente pagina è stata realizzata sulla base degli studi condotti, tra gli altri, dal compianto Commendator Lorenzo De Felice.