È la
prima
chiesa eretta a Conca (1367) per iniziativa dei Padri domenicani che la
progettarono e realizzarono con linee semplici e senza materiali
pregiati, ma curata nello stile che ispirasse il senso dell'elevazione,
per cui, nonostante i molti restauri avvenuti nel tempo, conserva
ancora intatto il fascino di una fede antica. La dedica titolare
è provata dall'affresco posto al centro dell'arco che domina
l'abside, riproducente, appunto, il Mistero dell'Annunciazione, opera
anonima, ricca di particolari, ma un po' ardua nell'interpretazione,
forse perché gli elementi rappresentati sono alquanto
distanti tra loro. Sotto al dipinto furono aggiunte le insegne
dell'Ordine domenicano, simboleggiate da un cane che porta in bocca una
fiaccola.
Il titolo dell'Annunziata era proprio dei domenicani, che
avevano la
consuetudine di consacrare, nelle loro chiese, un altare anche alla
Madonna del Rosario, come è avvenuto a Conca.
Contiguo alla chiesa fu costruito, nello stesso periodo, il Monastero
che, fin dall'inizio, ospitò i Padri provenienti da vari
conventi, tanto da formare una regolare comunità, che vi
dimorò fino a tutto il '700, cioè fino al dominio
francese. Il Convento fu poi venduto all'asta (alle famiglie benestanti
di Conca), mentre la gestione della chiesa fu affidata, dalla Diocesi
di Teano, alla Confraternita del SS. Rosario, già costituita
dagli stessi Padri domenicani.
Da una recente pubblicazione storica sulla Provincia napoletana
dell'Ordine di San Domenico si ha la conferma che alla fine del secolo
XVII il Convento di Conca era ancora in vita, ciò vuol dire
che aveva anche un buon numero di Religiosi, considerato che nel 1652
il Papa Innocenzo X, con la Bolla "Instaurandae regularis disciplinae"
fece chiudere tutti i Conventi con meno di sei soggetti. In Italia se
ne chiusero 1513, ma quello di Conca rimase per quasi mezzo secolo
ancora, come già accennato p
Da una recente pubblicazione storica sulla Provincia napoletana
dell'Ordine di San Domenico si ha la conferma che alla fine del secolo
XVII il Convento di Conca era ancora in vita, ciò vuol dire
che aveva anche un buon numero di Religiosi, considerato che nel 1652
il Papa Innocenzo X, con la Bolla "Instaurandae regularis disciplinae"
fece chiudere tutti i Conventi con meno di sei soggetti. In Italia se
ne chiusero 1513, ma quello di Conca rimase per quasi mezzo secolo
ancora, come già accennato prima.
Fino agli
anni sessanta del secolo scorso la chiesa dell'Annunziata
custodiva opere e suppellettili sacre di notevole pregio, ma anche
cimeli riferiti alla storia e agli artisti locali.
Purtroppo è stata più volte saccheggiata dai
furti che ci hanno privato dei ricordi migliori.
Vi era un trittico ligneo del XVI secolo, impreziosito da sei colonnine
tortili lavorate ad intaglio, ricavate da legni pregiati; ma oggi lo si
vede penosamente mutilato per l'asportazione dei pezzi più
preziosi, come le sei eccezionali colonnine.
Su questa opera va aggiunto che si componeva di tre tavole: al centro
sicuramente l'Annunciazione ed ai lati San Domenico e Santa Caterina da
Siena.
È da supporre che il dipinto centrale, maggiormente a
contatto con la
luce, il calore ed il fumo delle candele dell'altare sottostante, sia
stato rimosso, in epoca non accertata, perché
irrimediabilmente danneggiato. Al suo posto fu ricavata una nicchia che
ancora oggi ospita una bella statua lignea di S. Antonio da Padova,
donata alla chiesa dell'Annunziata dalla famiglia De Monaco di Conca,
probabilmente nello stesso periodo in cui fu tolto il pannello centrale
deteriorato. Le due tavole laterali, invece, furono asportate dai ladri
la notte del 6 febbraio 1994.
Una ventina di anni prima, in questa chiesa furono derubati anche sei
Bambinelli di legno, strappati alle statue della Madonna e dei Santi,
tra cui quello, splendido, della nicchia di S. Antonio.
Tra le perdite più gravi anche una cornice di legno
rivestita in oro, del XVII
secolo decorata con formelle in cui risultavano incastrate magnifiche
tele con i misteri del Rosario. La grande cornice delimitava e ornava i
bordi della nicchia nella quale si conservava proprio la statua della
Madonna del Rosario.
Risalgono alla presenza dei domenicani anche i busti di legno, stile
napoletano, sia di San Domenico, sia di San Vincenzo Ferreri.
Di quest'ultimo Santo, dello stesso Ordine, durante i recenti restauri
venne effettuata una ricognizione delle reliquie, che furono rinvenute
insieme ad un documento pontificio comprovante la loro
autenticità.
La chiesa dell'Annunziata ha sempre esercitato un ruolo importante
nella vita religiosa di Conca, non soltanto come sede e Cappella
dell'unica Confraternita esistente, ma anche per le funzioni sacre che
periodicamente vi si svolgono.
Tra le
manifestazioni più
significative del passato
ricordiamo le tre ore di agonia che si tenevano nel primo pomeriggio
del Venerdì Santo, quando il Missionario di turno dettava
un'approfondita meditazione sulla Passione di Gesù,
intervallata da canti rievocativi del dramma di Cristo, dall'Orto degli
Ulivi alla Crocifissione del Calvario. Seguiva la processione con
Gesù morto e l'Addolorata.
Durante il tragitto per le vie del paese il popolo alternava preghiere
con canti della Passione, mentre i ragazzi affiancavano le due statue
con le corone di spine in testa, da loro stessi confezionate, altri
portavano gli strumenti della Passione: chiodi, martelli, lance e
piccole croci di legno sulle spalle.
Ai tempi in cui regnò a Conca il Principe Carlo Invitti, la
cui famiglia era benefattrice dei domenicani, il Castello venne
collegato al Monastero, poco distante, da un breve tunnel. Il cunicolo
fu scoperto una sessantina di anni fa durante i lavori di riassetto
delle strade interne del centro di Conca; ma già si sapeva
che il maniero comunicava con quello di Riardo attraverso un passaggio
segreto, sul quale fu poi creata una piccola ramificazione che portava,
appunto, alla chiesa domenicana.
In chiusura di questa breve ricerca storica è opportuno
evidenziare che la presenza di Conventi a breve distanza l’uno
dall'altro: Roccamonfina (Francescani e Domenicani) Conca (Domenicani)
Tora (Cappuccini) ecc., date le leggi canoniche e civili del tempo,
significava benessere del territorio. Non dimentichiamo che questi
Ordini erano mendicanti e che avevano sovvenzioni ed esenzioni da parte
delle Amministrazioni civili locali. Un altro motivo che spiega queste
presenze vicine è dato dai benefattori e cioè
famiglie benestanti che garantivano periodicamente un adeguato sostegno
ai Conventi.
I Registri di amministrazione di questi Ordini annotavano
scrupolosamente tutti gli introiti con i nomi degli offerenti,
aggiungendovi preziose informazioni sui consumi, i prezzi, le spese e,
in genere, sui dati della vita economica dell'Istituto Religioso.
Prima la soppressione francese, poi il bombardamento dell' Archivio di
Stato a Napoli, dove confluivano questi documenti, ci hanno privato di
dati e notizie interessanti anche per la vita civile.
Sono rimaste almeno le chiese, veri monumenti, come questo
dell'Annunziata, di una vitalità culturale, spirituale e
sociale che anche un piccolo centro come Conca della Campania
può sicuramente vantare.