Conca della Campania lega
le sue origini ai monaci benedettini della celebre Abbazia di
Montecassino, i quali, già nell' VIII secolo, scoprirono la
fertilità di queste terre e la salubrità del
clima, iniziando una massiccia opera di bonifica, costruendovi i primi
villaggi e case coloniche, nonché il possente maniero
denominato "Pilanum", che fu la loro iniziale dimora.
Intorno all'anno 1000 i benedettini costruirono un altro castello a
protezione del primo, che fu più volte fatto segno di
tentativi d'invasione per la sua vulnerabile posizione. In questa
seconda fortezza, visibile ancora oggi al centro del paese abitarono
per circa duecento anni, con un percorso storico denso di avvenimenti.
Le
tappe più rilevanti cominciarono nel 1049, quando gli
abitanti del castello
riuscirono ad opporsi con successo ai principi longobardi di Capua. Nel
1417 Conca divenne feudo della famiglia di Giovanni Antonio Marzano e
poi del figlio Marino. Nel 1419 Matteo De Capua si impadronì
del feudo, ma fu soppiantato, subito dopo, da Giulio Cesare De Capua,
che si avvalse dell'aiuto di Filippo II. Verso la fine del '700 i De
Capua furono detronizzati dagli Invitti che ressero Conca con il titolo
di "Principi", fino alla soppressione dei feudi, avvenuta nel 1816. Nel
1850 il castello divenne proprietà della famiglia Galdieri.
Dieci secoli di vita hanno cambiato inevitabilmente qualche connotato
all'antico maniero, come la torretta di avvistamento, che oggi si
presenta decapitata, seppure rimangono le caratteristiche feritoie.
Nell'atrio che apre al grande cortile interno è ancora
parzialmente visibile un pregevole affresco raffigurante un Abate di
Montecassino mentre riceve in udienza il clero diocesano. Questo
dipinto, che abbraccia una parete è chiaramente successivo
alla costruzione del castello ed è un eloquente riferimento
ai monaci fondatori. Il portale d'ingresso, di scuola catalana,
è della stessa epoca degli affreschi (sec. XVI), fatto
costruire a protezione di uomini e cose, quando prima ci pensavano le
guardie.
La fortezza aveva
alcuni passaggi segreti, uno dei quali la metteva in
comunicazione con il castello di Riardo, un altro portava oltre le mura
di cinta , nella zona bassa, ancor oggi denominata "Rivo", un altro
ancora comunicava con il quattrocentesco monastero domenicano, poco
distante.
All'inizio del XVI secolo, il principe del tempo, Matteo De Capua,
commissionò ad un rinomato pittore della vicina
Pietravairano, un trittico
su tavola, riproducente la Madonna delle Grazie al centro, ed
ai lati San Pietro e San Paolo, contitolari della Collegiata di Conca.
L'opera fu installata nella cappella del castello dove rimase fino al
1770, epoca in cui si insediò il principe Carlo Invitti, il
quale, prima ancora di prendere possesso del castello, donò
il dipinto alla Collegiata di Conca allo scopo di accattivarsi le
simpatie del popolo.
Nel 1592 fu ospite del castello Torquato Tasso, che vi rimase per circa
tre mesi, pienamente soddisfatto del clima e del paesaggio, che,
evidentemente, gli ispirarono i versi adatti alle sue composizioni
poetiche.
Oggi la struttura è in fase di restauro.